Perchè clicchi like?

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Che cosa spinge un utente a compiere un’azione sui social?

Questa è la domanda che “tormenta” i brand e le aziende che, quotidianamente, faticano per produrre contenuti in grado di raggiungere un alto livello di engagement.
Riuscire a capire cosa passa per la mente di un consumatore è la chiave per catturare la sua attenzione sui social.

Ovviamente non è così semplice, ma c’è una cosa che può aiutare in questo e si chiama psicologia, o meglio Neuromarketing che ha come obiettivo lo studio di tecniche di Social Media Marketing e di comunicazione che, grazie all’aiuto delle neuroscienze, riescano ad influire in maniera più efficace sui processi decisionali del consumatore, in questo caso sulle piattaforme social.

Ecco 3 esempi di tecniche.

1) Storytelling
Si parla ovunque di Storytelling e di come i brand dovrebbero integrarlo nella loro strategia social, ma quanto riesce effettivamente ad influenzare l’utente?
Il 90% degli acquisti online è dettato dalle emozioni che il consumatore prova durante il processo d’acquisto: se vuoi che il tuo contenuto funzioni davvero, deve riuscire ad emozionare e a coinvolgere l’utente.

2) Riprova sociale
La riprova sociale descrive il naturale istinto umano che porta a fidarci delle testimonianze, delle esperienze e dei consigli di altri consumatori. Una sorta di passaparola, ma specifico del mondo social.
Solitamente gli utenti danno per scontato che le opinioni e le azioni di altri utenti come loro siano veritiere, e per questo vanno seguite.

3) Fai sorridere il tuo target
Sapevi che quando ridi il tuo cervello produce endorfina, una sostanza che ti rende felice e che cambia letteralmente la tua percezione del mondo esterno?
I brand lo hanno già imparato ed è per questo che fanno a gara per chi sforna contenuti più divertenti ed ironici, per instaurare un rapporto più intimo con l’utente (sfruttando tecniche come ad esempio il real-time marketing).

In conclusione, tutte queste tecniche sono volte a far sì che l’utente compia un’azione nei confronti del brand, in modo da instaurare una sorta di “connessione psicologica” che inconsciamente lo porti a ricompiere la stessa azione in futuro.