Streaming: Spotify e Youtube hanno cambiato la musica?

Come lo streaming ha cambiato la musica

Si chiama Hubert Levéillé Gauvin ed è il dottorando in teoria musicale della Ohio State University che ha pubblicato un paper chiamato

Drawing listener attention in popular music: Testing five musical features arising from the theory of attention economy

ovvero uno studio su come le composizioni musicali siano evolute dal 1986 al 2015, cioè a cavallo di grandi cambiamenti nella fruizione digitale della musica: dal cd all’mp3 fino allo streaming.

Léveillé Gauvin ha analizzato le TOP10 di Billboard in questi 30 anni dimostrando come la fruizione in streaming abbia segnato i processi creativi alla base del concepimento delle hit stesse.

Ecco alcuni esempi facilmente riscontrabili nelle piattaforme di streaming a cui siamo più abituati.

Le intro: importanti negli anni ’80 (fino a 20” all’inizio del brano!), oggi sono ridotte a pochi secondi, mediamente 5.

Trademark: alcuni autori – il più celebre è Pharrell Williams – hanno sviluppato un proprio marchio di fabbrica che consiste nella ripetizione della stessa battuta a inizio brano (qui tutti gli esempi!)

Il titolo: tranne casi eccezionali, il titolo è diventato sempre più breve fino a diventare di una singola parola, tutto a beneficio della facilità di memorizzazione.

Il refrain: un tempo stretto tra due strofe, oggi lo troviamo sempre più spesso nei primi 30” della canzone, guarda caso proprio il tempo che alcune piattaforme ti concedono prima dello skip.

Addio agli assoli: le canzoni pop-rock delle hit anni ’80 e ’90 erano ricche, a metà brano, di assoli di chitarre o tastiere. Oggi, probabilmente, questi tolgono spazio prezioso al ritornello, più canticchiabile e quindi social.

Insomma, la teoria della selezione naturale introdotta da Charles Darwin secondo cui

(..) all’interno della variabilità derivante da mutazioni [in questo caso non genetiche ma di mercato] vengano favorite quelle evoluzioni che portano gli individui ad avere caratteristiche più vantaggiose in date condizioni ambientali. Capaci cioè di possedere un vantaggio adattativo in termini di sopravvivenza e riproduzione.

potrebbe avere una sua applicazione anche nel campo musicale.

La produzione musicale contemporanea si è infatti (in larga parte) adattata all’evoluzione del media stesso, oggi più stringente e dominato da dinamiche di mercato e di fruizione completamente nuove rispetto anche solo a 10 anni fa.